Filtri Ricerca
Cerca tra i contenuti: Argomenti: Anno di Riferimento: Autore: Cerca
La Redazione
Oltre 300 articoli disponibili
Gli articoli dei Ligabue Magazine sono acquistabili in formato digitale direttamente nel sito. Cerca l'argomento o l'autore che più ti interessa
Novità per abbonamenti
Ligabue Magazine n° 74
Abbonati Subito
Ligabue Magazine

Anno XXIV
Numero 47
Secondo Semestre - 2005

AGGIUNGI

Incluso nel prezzo anche la versione digitale *

Cartacea + pdf€ 20,00

* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

SFOGLIA ANTEPRIMA
Editoriale

Quando nacque l'arte? Circa 40 mila anni fa, rispondono gli specialisti. Fu infatti attorno a quella data che in diverse aree del pianeta vi fu una spettacolare fioritura di opere d arte, e gli stessi studiosi ci spiegano che l'autore di tante meraviglie fu l'Homo sapiens sapiens, cioè l'uomo come noi; le specie umane che ci precedettero, invece, non produssero alcuna forma d'arte. Da qualche anno, però, queste certezze vengono messe in discussione dalla scoperta di una serie di piccoli manufatti datati 70 mila, 250 mila, 350 mila anni fa, che non solo fanno sprofondare nel tempo l'inizio delle manifestazioni artistiche, ma dimostrano anche che prima del Sapiens sapiens, altre specie di Homo produssero arte. Nell'articolo che ho dedicato a questo tema, presento alcuni di questi manufatti artistici e avanzo un'ipotesi che credo possa spiegare sia l'esistenza di un'antichissima pre-arte, sia l'indiscutibile proliferazione verificatasi 40 mila anni fa. In sintesi, l'ipotesi è questa: la capacità di produrre dell' arte è insita nella struttura biologica delle diverse specie Homo (e non solo del Sapiens sapiens), ma soltanto quando si realizzano particolari condizioni sociali e culturali, l'arte perde il suo precedente carattere episodico e si innesca una sorta di reazione a catena.
Seppellì la guerra - Adriano Favara ci racconta l'affascinante storia di Pietro Savorgnan di Brazzà (nella foto), l'esploratore di origine friulana che per anni viaggiò nella regione del Congo guadagnandosi il rispetto delle genti che incontrò. Ancora oggi, in Africa, è ricordato come l'unico uomo bianco degno di entrare nel pantheon dei padri fondatori del Continente. Raccolse una grande quantità di informazioni geografiche ed etnografiche, comprò centinaia di schiavi per poi liberarli, e stipulò un accordo di pace che si concluse con una cerimonia in cui, insieme al sovrano della tribù Betéké, "seppellì la guerra" in una fossa dove furono interrate le armi e un cofanetto contenente il testo dell'accordo. Quest'anno, nel centenario della morte, il governo del Congo ha ottenuto dall'Algeria i suoi resti mortali che ora riposano nella capitale Brazzaville (la città che nel nome lo ricorda), nello stesso luogo dove fu "sepolta la guerra".
Sante cordicelle - Da un continente all'altro per ascoltare l'archeologo Federico Kauffmann Doig che ci svela il segreto nascosto nel quipu gigante conservato da una comunità di contadini delle Ande peruviane. I quipu sono formati da cordicelle annodate sulle quali gli antichi Incas registravano dati numerici. Ma il quipu gigante esaminato da Kauffmann Doig è qualcosa di molto diverso da quelli incaici, e non solo per l'eccezionale dimensione delle cordicelle: i contadini della zona, infatti, lo circondano di attenzioni e di offerte votive e lo pregano affinché assicuri la pioggia ai loro raccolti. Singolare caso di trasformazione culturale di un oggetto che i discendenti degli Incas - perdute le antiche conoscenze- hanno ammantato di sacralità.
Orrori in paradiso - Un' isoletta del Pacifico sta rivelando un antico mondo violento e conflittuale che contrasta con l'immagine romantica del "paradiso dei mari del Sud". A raccontarci questa storia è l'archeologo Davide Domenici. Nell'arcipelago delle Vanuatu, in Melanesia (Oceano Pacifico), è stata individuata una necropoli di 3200 anni fa riferibile ai Lapita, gli antenati dei polinesiani, che nei millenni precedenti la nostra Era partirono dalle coste del sud-est asiatico per colonizzate tutto il Pacifico. Le tombe intatte dei Lapita hanno rivelato uno scenario tanto complesso quanto drammatico: decine di individui decapitati dopo la sepoltura, re seppelliti con teste umane appoggiate sul petto, vasi contenenti crani.
L'oro bianco - Due volte l'anno, da cinque secoli, i nomadi Tuaregh e Berabich percorrono oltre 1500 chilometri di deserto con centinaia di dromedari sulla pista Timbuctù-Taudenni-Timbuctù, in Mali. Quaranta chilometri al giorno e venti giorni di cammino per raggiungere l'inferno delle miniere di Taudenni, dove decine di disperati scavano in profondità prima di incontrare lo strato salino e tagliare lastre di trenta chili ciascuna. Le lastre vengono caricate sui dromedari, in media 120 chilogrammi per ogni animale, e la carovana riprende la via di Timbuctù. Un tempo erano decine le carovane del sale che attraversavano il Sahara, ma dagli anni Settanta la concorrenza dei camion sta uccidendo una tradizione secolare.
Massimo Cappon ci accompagna passo dopo passo lungo la grande Azalai, la carovana del sale di Timbuctù: il tramonto di un'avventura ormai entrata nel mito.
Il destino l'aspettava - Bruno Berti ci propone la storia di un uomo, Vittorino Cazzetta, che per anni esplorò il suo Cadore scoprendo alcune piste di impronte di dinosauri (le prime in Italia), la sepoltura intatta di un cacciatore del Mesolitico e diverse altre testimonianze preistoriche; Berti le ripercorre nel suo articolo per ricordare questo esploratore che il destino beffardo attendeva in un antro del Piz del Corvo. Anni prima, in quell'anfratto, Vittorino aveva avuto una disavventura e si era miracolosamente salvato; così decise di tornarci per deporre una targa raffigurante la Madonna, in segno di ringraziamento. Ridiscese nella voragine, sempre più giù, finché un piede cedette e lui scivolò nel vuoto. Dove la morte l'aspettava.
Scoperti due volte - Singolare vicenda quella degli Zo'é, gli indios dell'Amazzonia brasiliana "scoperti" nel 1989. Ce la racconta Maurizio Leigheb che è andato a cercarli in uno dei loro villaggi. In realtà, questi indios erano già stati avvistati nel 1975 da un tecnico minerario che cercò inutilmente di contattarli. Poi fu la volta di alcuni missionari evangelici che stabilirono con i nativi un rapporto di "collaborazione" che le autorità brasiliane preposte alla tutela degli indios decisero di interrompere per la loro salvaguardia culturale. Così gli Zo'é scomparvero di nuovo nella foresta e solo nel 1989 furono nuovamente "scoperti". Oggi vivono in aree di difficile accesso, ma Leigheb è riuscito a raggiungerli e ce li presenta mentre coi loro imponenti ornamenti labiali si preparano per una cerimonia.
Cani da battaglia - Non capita spesso che gli archeologi scoprano tombe contenenti cani e quando accade è evidente che gli animali furono seppelliti affinché seguissero i loro padroni nell'aldilà. Gabriele Rossi-Osmida, direttore della missione archeologica a Adji Kui, in Tutrkmenistan, ha trovato le tombe di due Molossi della razza capostipite di tutti i molossidi, spesso usati in battaglia dai popoli antichi, che in vita dovettero guadagnarsi il rispetto dovuto ai guerrieri più valorosi . E come veri combattenti ebbero l'onore di una tomba tutta per loro, circa 2400 anni fa. È questa una delle scoperte più singolari effettuate durante l'ultima delle campagne di scavo condotte in Turkmenistan dal Centro Studi Ricerche Ligabue.

Leggi tutto l'editoriale... Viviano Domenici
In Questo Numero...
Chiedono pioggia e sole alle corde del quipu

Vai all'articolo
Gli indios sopravvissuti al Diluvio, e ai bianchi

Vai all'articolo
Il destino lo aspettava nella grotta

Vai all'articolo
L'arte, una storia sempre più antica

Vai all'articolo
L'uomo bianco che seppellì la guerra

Vai all'articolo
Nel Sahara, sulla maledetta pista del sale

Vai all'articolo
Trovate le tombe di due cani guerrieri

Vai all'articolo
Vanuatu, le isole dei tagliatori di teste

Vai all'articolo