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Ligabue Magazine n° 73
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Ligabue Magazine

Anno XXX
Numero 59
Secondo Semestre - 2011

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Editoriale

Cosa possono avere in comune, un filamento di DNA, delle bolle di sapone, un bicchiere di malvasia, e delle statuette di una civiltà scomparsa? Sono altrettanti mezzi per viaggiare nella Storia o in terre lontane. E sono proprio i mezzi che abbiamo scelto in questo numero del Ligabue Magazine per affrontare ogni volta temi diversi. Cominceremo con un grande viaggio nell’infinitamente piccolo. Percorreremo infatti la Via della Seta, che attraversa com’è noto le enormi distese dell’Asia, utilizzando un mezzo così piccolo da essere invisibile ad occhio nudo: il DNA. È un viaggio sorprendente che un gruppo di genetisti italiani ha realizzato con lo scopo di scoprire il legame tra gusti e geni nelle varie popolazioni dell’Asia. Perché non tutti, per esempio, percepiscono il gusto amaro allo stesso modo? Ciò dipende appunto dal nostro DNA. Millenni di storia hanno diversificato popolazioni con diverse sensibilità al gusto amaro in quest’area del pianeta. E ciò ha inevitabilmente modificato anche i piatti che si trovano nelle varie cucine dell’Asia. Questo e tanto altro ci spiegherà il medico genetista Paolo Gasparini, unendo in modo originale genetica delle popolazioni, storia e gastronomia. Un viaggio molto diverso ma non meno affascinante
ci viene proposto dal matematico Michele Emmer. Questa volta viaggeremo a cavallo delle…bolle! Bolle d’aria, bolle di sapone, ecc… È incredibile quanto abbiano influenzato l’arte, la fisica, persino l’architettura. In questa interessante lettura passeremo dai pittori fiamminghi che hanno per primi immortalato delle bolle di sapone nei loro quadri, a Newton che studiava i giochi di colori sulle loro superfici (fenomeno dell’interferenza), al fisico francese Plateau che nell’ottocento per primo scoprì che le bolle si aggregano unicamente secondo due tipi di configurazioni con angoli molto precisi. Fino ad arrivare al Watercube, l’edificio delle piscine olimpiche per le Olimpiadi di Pechino nel 2008, una pietra miliare dell’architettura moderna. Eppure quando ci laviamo le mani, o laviamo i piatti non facciamo caso al mondo che si nasconde dietro a quelle semplici bolle… Il viaggio che ci propone invece Agnès Benoit, Conservatrice-capo del Museo del Louvre ci porterà molto indietro nel tempo, e molto lontano nella geografia. 4000 mila anni fa in Asia centrale, tra il Mar Caspio e il Pamir, dove oggi si trovano il Turkmenistan, il Tajikistan, l’Uzbekistan e l’Afganistan fiorì una grande civiltà, chiamata Civiltà dell’Oxus. Di quell’antica cultura colpiscono, tra le altre cose, delle piccole statuette enigmatiche: rappresentano delle donne sontuosamente vestite e degli uomini con profondi tagli sul volto (così evidenti da essere stati definiti dagli archeologi gli sfregiati). Chi erano? Cosa rappresentavano? Nessuno lo sa. Forse le figure femminili rappresentavano delle divinità protettrici, molto riverite nella vita quotidiana e persino collocate assieme al defunto per proteggerlo nell’aldilà. Ma sono solo ipotesi. Colpisce che l’uomo moderno non riesca a comprendere il significato di semplici oggetti realizzati 4000 anni fa… In questo articolo cercheremo capirne di più, gettando un ponte verso quell’epoca così distante. Originale e stimolante è il viaggio della giornalista Sandra Gastaldo, che ci porta nel mondo dei labirinti. Grazie alle sue spiegazioni, un vero filo di Arianna, riusciremo a esplorare millenni di labirinti partendo dal più mafioso: quello leggendario del re Minosse, dove sarebbe stato rinchiuso il Minotauro, metà uomo e metà toro. È esistito davvero questo luogo? Si trovava nel famoso palazzo di Cnosso, o nei dedali di alcune caverne distanti una trentina di chilometri dal palazzo come suggerisce una recente spedizione? È solo il
primo passo di un lungo viaggio, attraverso i millenni, seguendo il tortuoso percorso dei labirinti. Usciti dai labirinti, partiremo poi per una appassionante attraversata sui mari delle ultime generazioni. L’hanno tutti chiamata la nave più bella del mondo, ed è vero. Vanto della nostra marina, l’Amerigo Vespucci, oltre ad essere una veterana dei mari e degli oceani con i suoi 80 anni di vita, è un vero gioiello della nostra marineria, ed è capace di farsi amare da tutti quelli che la incontrano, persino dai comandanti di altri grandi velieri concorrenti. Adriano Favaro, con grande maestria narrativa, riesce a raccontarci e a descriverci questa splendida signora dei mari. Non potevano mancare a questo punto la testimonianza e le parole di chi il mare lo conosce da una vita, come Vincenzo Onorato. Armatore da 4 generazioni, tra le sue innumerevoli attività velistiche ha anche partecipato alla Coppa America. Le sue parole, vere e ruvide come le mani di chi è abituato a stringere cime irrigidite dall’acqua marina, descrivono una grande qualità dei marinai del passato e oggi sempre più rara: l’umiltà. Il grande rispetto per il mare e il modo in cui in un attimo (soprattutto il Mediterraneo) riesce ad impaurire anche le menti più decise. Solo chi vive realmente il mare può capire le parole di Onorato. Dalle sconfinate distese in perenne movimento dei mari passeremo a quelle ben più ristrette e pacate di un… bicchiere di vino! Il viaggio che ci farà fare Michela Dal Borgo (archivista di stato, direttore-coordinatore) è davvero particolare. Ogni volta che versate della Malvasia in un bicchiere, senza accorgervene avete di fronte un vero trattato di Storia. Michela Dal Borgo ci propone una lettura di queste antiche pagine liquide, svelandoci aspetti sorprendenti della storia di questo vino ma anche di Venezia. È un racconto che descrive
epoche e genti scomparse da secoli e che si ritrovano riunite in quei pochi attimi in cui viene distrattamente riempito un bicchiere tra le chiacchiere dei commensali… Un altro modo per viaggiare nella Storia.

Buon Viaggio!

Leggi tutto l'editoriale... Alberto Angela
In Questo Numero...
Avventura America, Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo

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