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Ligabue Magazine n° 74
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Ligabue Magazine

Anno XVI
Numero 30
Primo Semestre - 1997

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* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

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Editoriale

Per noi il numero 30 del Ligabue Magazine segna una pietra miliare sul cammino percorso in 15 anni e, come nel costume di questa rivista, senza celebrazioni, senza trionfalismi, guardiamo all'evento per assolvere un dovere, quello di esprimere la nostra gratitudine a coloro che ci hanno permesso di procedere e di progredire con sempre maggiore soddisfazione dei nostri lettori, tanto che avendo iniziato tenendo come modello il National Geographic Magazine, il 6 febbraio 1990 abbiamo ricevuto da Mr Wilbur E. Garrett, l'Editore di quella rivista così autorevole e prestigiosa, una lettera di complimenti che, non nascondiamo, ci ha inorgoglito e che diceva: "All'inizio dell'anno sono stato rallegrato dall'arrivo della vostra rivista Ligabue Magazine ed una delle mie prime reazioni è stata un pizzico di invidia per i suoi articoli così interessanti che noi ci siamo lasciati sfuggire". In primis, grazie al Centro Studi Ricerche Ligabue, il cui contributo è stato essenziale, tanto che senza di esso non so immaginare quale destino avremmo avuto. Grazie ai nostri collaboratori che, ricchi di dottrina, hanno accettato di adeguare i loro scritti, alle esigenze della divulgazione sapiente e agli autori delle fotografie, che tanto merito hanno nel successo di questa pubblicazione. Grazie agli inserzionisti pubblicitari che con la loro fiducia ci hanno aiutato nel difficile sostentamento della rivista. E, last but not least, grazie ai lettori il cui consenso è stato, e sarà per l'avvenire, il corroborante del nostro impegno per prepararci con onore alle mirabolanti avventure che ci attendono con il XXI secolo. Andiamo avanti. Nella primavera del 1947, il professor Mario Lattes, un torinese emigrato con la famiglia in Brasile al tempo delle inique leggi razziali, fu per qualche settimana visiting professor all'Università di Berkeley, e durante quel suo breve soggiorno scoprì una nuova particella dell'atomo, che fu chiamata mesone. I giornali di San Francisco, l'Examiner e il Chronicle, diedero grande spazio all'avvenimento ed io, che mi trovavo da quelle parti, andai a trovare lo scienziato. Fu per me un incontro sorprendente: era un ragazzo, piccolo, sorridente, di più, allegro, e dimostrava sì e no vent'anni. Mi parlò di mesoni positivi e negativi, di elettroni, di protoni e non ricordo nulla di quel che mi disse. La mia curiosità era un'altra: questo professor Lattes, direttore dell'Istituto del Ciclotrone di San Paolo, autore di importanti saggi sui raggi infrarossi, aveva ventitre anni, ed io gli chiesi: lei sarà pure un genio della fisica, ma a Napoli dicono che "nessuno nasce imparato", e uno non scopre il mesone all'improvviso, per caso, come se inciampasse in una pepita d'oro; vorrei sapere come è possibile alla sua età aver compiuto gli studi necessari per conoscere i fondamentali della scienza cui intendeva dedicarsi. Il giovane Lattes si mise a ridere: creda a me, si fa presto, in fisica si impara tutto molto rapidamente.
Deve essere vero, pensai, il gruppo dei "ragazzi di via Panisperna" che lavoravano con Enrico Fermi, Segrè, Rosetti, Pontecorvo, e che studiavano la composizione dell'atomo, avevano tutti da ventitre a venticinque anni, e noi non ci meravigliamo se leggiamo che Yehudi Menuhim ottenne il suo primo, e sbalorditivo, successo a otto anni eseguendo in pubblico a New York il "Concerto per violino ed orchestra" di Beethoven, perchè abbiamo sempre sentito parlare di grandi musicisti che sono stati fanciulli prodigio, mentre non ricordiamo che i grandi matematici sono stati per la maggior parte scienziati precocissimi per i quali le formule algebriche più astruse sono come per noi la tavola pitagorica, e ricordo che una volta il fisiologo Carlo Foà mi disse- cito con parole improprie e con grossolana approssimazione- che nel nostro cervello le cellule della matematica sono assai vicine a quelle della musica, e che fra musica e matematica esistono insospettabili affinità e commistioni. Questa premessa potrà apparire iperbolica per quanto sto per dire a proposito di due studiosi di astronomia, ma si vedrà quanto siano singolari le estrinsecazioni della mente umana quando si immerge negli abissi delle scienze esatte. Chi leggerà a pag. 158, e consiglio di farlo con molta attenzione, l'articolo dedicato alla cometa di Hyakutake, non solo si avvicinerà al mistero affascinante di questi fiori luminosi che da millenni solcano i cieli alimentando superstizioni, leggende, profezie, ma anche si imbatterà in due personaggi particolari. Fabrizio Tamburini, l'autore dell'articolo, ha raggiunto una sua fama, mai in seguito sminuita, a quattordici anni come conferenziere divulgatore di dottrine astronomiche; dopo alcuni anni in cui è stato un fortunato corridore automobilistico per l'Alfa Romeo, adesso sta laurendosi in astronomia all'Università di Padova, e un'università americana sta per pubblicare un suo studio rivoluzionario di matematica pura dal titolo così lungo e complicato che non sono riuscito neppure a trascriverlo.
Il signor Yuji Hyakutake è un sessantenne fotoincisore di Tokyo, che da sette anni scruta il cielo per il proprio diletto e che è dotato di una vista così acuta che a occhio nudo, o con l'aiuto di un comune binocolo, vede quello che altri non vedono attraverso potenti telescopi. Al suo paragone, Linceo, che vedeva oltre l'orizzonte "fino agli inferi", appare un povero miope. A dirla così sembra una favola, ma sta di fatto che il 30 gennaio 1996, l'astronomo dilettante scoprì la cometa che porta il suo nome e che percorre la sua orbita in 18.400 anni a distanze che per noi si perdono nell'infinito e nell'eternità.
Cito dall'inizio di un articolo pubblicato a pag. 84 e non resisterete dalla voglia di leggerlo fino alla fine: "È il 13 agosto 1995, si festeggiano i 25 anni del regno di Otomfou Opaku Ware II, il re nero, vestito di giallo, che vive circondato dall'oro ... l'oro per lui e per il suo stato Ashanti è uno spirito che vive nella terra, che ha il colore del sole, raccoglierlo, dargli forma e contemplarlo, è un contatto diretto con il divino." Neanche il re Mida avrebbe potuto immaginare quel regno favoloso dell'Africa Occidentale, un tempo chiamato Costa d'Oro, oggi Ghana, e visitato dalla biologa vicentina Francesca Mascotte, che ha studiato e fotografato popoli sconosciuti nelle più remote contrade dell'Asia e dell'Africa. Se non vi spaventa il nome di una bella donna che si chiama Warramurruggundji, l'Eva aborigena australiana "emersa dal mare in un'epoca in cui la Terra era piatta", scoprirete le straordinarie pitture che da migliaia di anni ornano le rocce nella Terra di Arnhem illustrate anche recentemente in questa rivista dopo le scoperte della spedizione del Centro Studi Ricerche Ligabue, e a pag. 24 studiate e descritte da George Chaloupka, il grande studioso dell'arte aborigena australiana. Ricordo che da ragazzo mi ero appassionato anch'io al mistero dell'esploratore inglese Percival Harrison Fawcett, scomparso in Amazzonia dove sperava di scoprire i resti dell' Atlantide, e Viviano Domenici, che i nostri lettori conoscono bene, a pag. 108 ha ricostruito il mistero di quella romantica avventura e delle continue ricerche compiute per rintracciare informazioni sul destino di Fawcett.
Questo numero del Ligabue Magazine contiene altre belle storie interessanti; Davide Domenici, degno figlio di suo padre, a pag. 134, narra quella dei Taino, il popolo delle Antille "che ebbe la sventura di incontrare Colombo." La paleontologa Annalisa Ferretti e il geologo Piero Vezzani, raccontano a pag. 68 che hanno visitato sulle Montagne Rocciose della British Columbia un ben strano gruppo di naturalisti che studia le origini della vita umana attraverso i fossili di stromatoliti vissuti centinaia di milioni di anni fa.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Alle origini della vita

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I Taino, il popolo che ebbe la sventura di incontrare Colombo

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Il regno degli Ashanti

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L'esploratore che cercava l'atlantide in Amazzonia

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La cometa di Hyakutake, un fiore delle tenebre

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La memoria delle caverne

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