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Ligabue Magazine n° 77
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Ligabue Magazine

Anno XIV
Numero 27
Secondo Semestre - 1995

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SFOGLIA ANTEPRIMA
Editoriale

Non ci si accontenta più di scegliere una bella fanciulla per offrirle la corona di Miss Italia, no, bisogna eleggere Miss Europa, e non basta, si mobilitano le televisioni di tutto il mondo per scalare l'Olimpo dove siederà in trono Miss Universo! Due leaders politici rivali vanno insieme a gustare una zuppa di pesce, e l'incontro viene definito storico. Si riuniscono ministri, sindacalisti, imprenditori per stabilire se aumentare i salari di mille lire in un anno o in tre anni, ed è subito vertice. Vertici ogni giorno, ovunque, tanto che mi stupisco come mai non finisca tutto in un gran capitombolo, gli è che ormai la regola è enfatizzare, sempre, anche le cose minime, come per definire mostro il capo che ama sfiorare le curve delle dipendenti, e di questo passo sarei tentato di dire che il Centro Studi Ricerche Ligabue recentemente ha fatto la scoperta dell'anno, e forse per l'Australia può essere vero, ma lo stile del Ligabue Magazine mi impone di segnalare il ritrovamento nell'Arnhem Land di pitture sorprendenti, quanto mai suggestive, risalenti a 15-20.000 anni fa. E con quelle e altre pitture di epoche diverse, utensili di pietra e le vestigia di probabili funzioni in un centro cerimoniale in un territorio quasi irraggiungibile dell'Australia Settentrionale. Frequentando i Ligabuenses, usi da anni a compiere importanti scoperte in America del Sud, in Africa, in Medio Oriente, in Mongolia, ho capito che per portare a termine simili imprese occorrono: una salute di ferro, una non comune cultura geologica, paleontologica, antropologica, e una eccezionale pertinacia capace di vincere gli scoramenti, di superare ostacoli imprevedibili, di sopraffare le insidie diaboliche degli spiriti maligni. Viviano Domenici, che ha partecipato a questa spedizione con Giancarlo Ligabue, a pag. 24 ne dà un resoconto compendioso sufficiente a lasciarci apprezzare l'emozione di penetrare in un mondo prossimo alla preistoria, sul confine di quell'epoca in cui l'innalzamento degli oceani provocò il cambiamento della struttura geofisica dell'Australia e poi l'isolamento degli aborigeni perdurato per millenni, fino a quattro secoli fa.
Oso formulare la speranza che da questa avventura il Centro Studi Ricerche Ligabue tragga un altro dei suoi libri stupendi, e sono sicuro che i lettori condivideranno la mia aspirazione appena avranno visto le fotografie di quei dipinti rivelatori di talenti artistici che mai avrei creduto potessero esistere tra gli uomini delle caverne australiane.
In tema di arte primitiva, che poi tanto primitiva non è, in senso negativo, se diventa modello per l'Occidente, leggiamo a pag. 120 un interessante studio di Giancarlo Ligabue sull'arte animalistica delle steppe, l'arte degli Sciti, nomadi guerrieri, che cavalcavano combattendo per tutta l'Asia, dalla Mongolia al Mar Nero, che fra il II e il I millennio a.C. hanno saputo esprimere un'arte mirabile con le immagini di animali e di piante riprodotte sulle stoffe, sui feltri, sul cuoio, nel bronzo e nell'oro. Non sono un critico d'arte e non conosco bene le classificazioni, ma per quel che ne so, i cervi, i cavalli, i cammelli, gli uccelli degli Sciti sono manifestazioni di un'arte che vive di vita propria, e che non è finita con loro. Scrive difatti Ligabue: "Indomabile, l'arte animalistica delle steppe trionferà, postuma, nei capitelli e negli acquamantili delle chiese d'Europa, nei capilettera miniati dei codici, sulle patere romaniche, ultimi messaggi di una cultura che ha apportato significativi contributi alla mature civiltà occidentali." Azzardo sottovoce che personalmente vorrei vedere artisti moderni altrettanto bravi come gli Sciti.
Divaghiamoci un momento con un excursus su quella gastronomia che contempla l'impiego delle erbe per la preparazione degli ottimi e appetitosi "piatti verdi".
L'articolo a pag. 78 sul valore delle erbe è dell'ingegner Luigi Cremona, uno dei più noti e stimati e seguiti giornalisti di eno-gastronomia.
Rolando Menardi, un giovane bellunese che ha acquistato fama come giornalista, fotografo, autore di documentari televisivi nelle più remote del mondo dalla Cina all'Alaska, questa volta ci porta sulle Ande dell'Amazzonia per farci conoscere tre ambienti diversi, l'arida "Puna" d'alta quota, la foresta della "Selva alta" e quella della "Selva bassa" conosciuta come l'inferno verde, e in quelle regioni vivono tre specie di uccelli non imparentate fra loro, il lugubre guaciaro, il maestoso condor, il pazzo hoatzin. Del condor abbiamo sempre sentito favoleggiare perchè è l'uccello più grande del mondo, con un'apertura alare superiore ai tre metti, ma non ne sapevamo molto di più prima di leggere l'articolo di Menardi a pag. 102, imparando altre curiose come, ad esempio, che il guaciaro è provvisto di un sistema di ecolocalizzazione simile a quello dei pipistrelli: questo animale notturno, misterioso, che vive nelle grotte e nelle leggende degli Indi, è la reincamazione delle anime di criminali e pagani. Nella foresta amazzonica si può essere sorpresi dall'arrivo improvviso di un uccello che "ti scruta con occhio da pazzo", è l'hoatzin, che incute paura, fa versacci orribili.
Se si domanda agli scolari italiani chi fu Antonio Raimondi non sanno rispondere, mentre i ragazzi di Lima conoscono bene questo scienziato italiano la cui effigie appare su una banconota peruviana, al cui nome sono dedicate due delle più prestigiose scuole di Lima, la città che ospita anche un museo dedicato alla sua opera culturale.
Antonio Raimondi, milanese costretto ad espatriare dopo aver combattuto per la libertà durante le "Cinque Giornate" del 1848, a ventisei anni giunse a Callao, dove diviene ben presto titolare della cattedra di Scienze Naturali all'Università di Lima. Intraprende allora una serie di viaggi avventurosi, esplorando regioni sconosciute del Perù e raccogliendo una messe impressionante di informazioni di natura etnica e soprattutto botanica.
Le sue scoperte, anche geografiche del Perù, delle condizioni naturali, di miniere, e di piante sono innumerevoli. La più grande Bromeliacea esistente, la Purretia gigantea, alta da 7 a 12 metri, in suo onore è stata battezzata Puya Raimondii. Il merito di questa rievocazione per il Ligabue Magazine è del geologo, naturalista, Ettore Grugni, di Pavia, che ha visitato più di settanta Paesi nei cinque continenti, ha pubblicato guide e studi per editori di libri e di riviste, e attualmente vive a Lima, inviato del Ministero degli Esteri come docente nelle Istituzioni Scolastiche Italiane all'Estero.
I Veneziani, ai tempi gloriosi della Serenissima, conoscevano bene le bellezze e i segreti della loro Laguna con il suo complicato intrico di canali dove si svolgeva la vita di uomini laboriosi e intraprendenti che mantenevano e sviluppavano i rapporti e gli scambi fra le isole e la terraferma. Purtroppo l'equilibrio fra l'agricoltura, la pesca e la navigazione si ruppe quando cominciò la militarizzazione dell'estuario, e lentamente scomparvero gli insediamenti umani, le chiese, i monasteri, tanto che di questi ne rimangono soltanto due, a San Francesco del Deserto e a San Lazzaro degli Armeni. Oggidì, dopo un lungo periodo di degrado si cerca di riparare in qualche modo ai danni dell'abbandono e dello scempio, e i Veneziani in possesso di una barca anche modesta, hanno ripreso l'abitudine di trascorrere una giornata festiva godendo il fascino di un arcipelago che appare ancora come una contrada segreta da esplorare. Ce ne parla con dotta competenza a pag. 154 Giovanni Caniato, conservatore all'Archivio di Stato di Venezia, autore di pregevoli e prestigiose opere sulla storia, sull'arte e sulle tradizioni etnografiche di Venezia.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
I Leggendari Uccelli Sudamericani

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L'arcipelago dimenticato

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L'arte animalistica delle steppe

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Le Caverne del Tempo del Sogno

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Le erbe del bel vivere

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Un Genio italiano tra le Ande

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