Filtri Ricerca
Cerca tra i contenuti: Argomenti: Anno di Riferimento: Autore: Cerca
La Redazione
Oltre 300 articoli disponibili
Gli articoli dei Ligabue Magazine sono acquistabili in formato digitale direttamente nel sito. Cerca l'argomento o l'autore che più ti interessa
Novità per abbonamenti
Ligabue Magazine n° 73
Abbonati Subito
Ligabue Magazine

Anno XI
Numero 21
Secondo Semestre - 1992

AGGIUNGI

Acquisto della sola versione digitale *

Versione pdf€ 6,00

* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

SFOGLIA ANTEPRIMA
Editoriale

Ernest E. Kellett, che è stato un eminente professore alla Leys School di Cambridge, nella sua «Storia delle religioni » fa la genesi di tutte le religioni nate nei millenni per soddisfare alcune esigenze fondamentali proprie ancora oggi degli esseri umani: il desiderio di penetrare il mistero della vita e dell'universo; la ricerca di un mezzo per vincere, o attenuare, lo sgomento provocato dai fenomeni naturali, fulmini, terremoti e maremoti, inondazioni e siccità; la volontà di liberarsi della paura della morte accompagnata dalla speranza e dalla presunzione che qualcosa dei mortali sopravviva in un aldilà che ha assunto vari nomi secondo la fantasia dei sacerdoti, ma che in ogni caso dovrebbe essere un mondo migliore. Di qui, constatata l'impossibilità di soddisfare tali curiosità, il ricorso alla spiegazione più facile e in un certo senso inconfutabile: tutto è stato creato, tutto è voluto e regolato da un demiurgo, da un dio onnipotente, o da molti dèi alleati o in guerra fra loro. Mi rendo conto che queste poche righe su un argomento di così vasta portata potrebbero apparire grossolane e disdicevoli, ma mentre nego qualsiasi intenzione in me di recare offesa alla fede di chiunque, affermo una verità della quale sono arciconvinto, questa: è più facile credere che conoscere. Ancora oggi assistiamo al fenomeno di apparizioni ultraterrene che le stesse chiese condannano, ma che trovano migliaia di adoratori; prosperano coribanti che diventano miliardari e che hanno milioni di proseliti; ci sono persone che guidano organismi di incerta natura e di vago pensiero, che riescono a plagiare anche individui di apparente buona cultura; infine, le cronache quotidiane rivelano le fortune di astrologi, cartomanti, chiromanti, negromanti, indovini, i cui seguaci si ritengono appagati nella loro ansia di conoscere l'inconoscibile e di conseguire uno scopo agognato. Gli è che l'apprendere per conoscere impone due fatiche, quella di studiare e quella di ammettere quel che diceva Plinio: nec me pudet fateri nescire quod nesciam, e senza vergognarmi dichiaro di non sapere ciò che non so.
Quando il Senato romano decise la venerazione dell'imperatore Augusto, ci fu gente che disse di averlo visto ascendere in cielo e subito dopo gli furono dedicati templi in tutte le province dell'impero. Sono passati 20 secoli e siamo ancora lì. Per questa rivista, invece, amicus Plato, sed magis amica veritas (amico Platone, ma maggiormente amica la verità), e quando i nostri collaboratori illustrano un'ipotesi sulla scomparsa dei dinosauri avvenuta 60 milioni di anni fa, non ci danno alcuna certezza, ma nei limiti del possibile le loro parole hanno rigore scientifico. Il principe Federico Cesi, naturalista enciclopedico, fondatore dell'Accademia dei Lincei, scrisse nel 1616, un mirabile saggio intitolato Del natural desiderio di sapere, in cui illustra da par suo i sacrifici inevitabili di chi si dedica alla ricerca di una verità, affrontando gravi fatiche e tenendo in dispregio coloro che, con la scusa di ammirarli, trovano assai comodo accettare senza discuterle, le dottrine e le fantasie di maestri vanagloriosi, più scaltri che eruditi. Ed ecco che mi giunge a proposito osservare che, percorrendo le aspre vie del sapere, Giancarlo Ligabue è arrivato a firmare con Nicholas Toth e Desmond Clark, un articolo dedicato agli «ultimi fabbricanti di asce» su «Scientific American », e quindi sull'edizione italiana «Le Scienze». A dirla così, ai lettori abituali del Ligabue Magazine può sembrare cosa naturale, quasi ovvia, ma nel mondo degli archeologi e dei paleontologi, pubblicare un testo sul «Scientific American » equivale conquistare una medaglia d'oro alle Olimpiadi, e certamente l'argomento era meritevole, chè riguardava i risultati conseguiti dalla spedizione del Centro Studi Ricerche Ligabue in Papuasia, dove hanno potuto osservare uomini le cui capacità tecnologiche sono ancora quelle dell'Età della pietra (vedi N. 18 del Ligabue Magazine).
Devo insistere ancora per qualche riga su Giancarlo Ligabue, perché a pag. 50 troverete un suo articolo dedicato alla Rocca di Samaipata, una costruzione imponente con una superficie di 12.000 metri quadrati, che si incontra a 1642 metri di altezza, quasi sepolta nella foresta tropicale, scendendo dall'altipiano di Cochabamba. L'edificio presenta sagome tanto seducenti quanto misteriose e, tanto per rifarmi a quanto scrivevo all'inizio, l'Autore, che tenta un'interpretazione della ragnatela di motivi geometrici e zoomorfi, afferma: «Tralasciando poi le infinite ipotesi extra-terrestri o spaziali degli insistenti romanzieri di fantascienza .... » il resto lo leggerete nell'articolo, e se poi volete una vicenda romanzesca, andate a pag. 86, dove Gabriele Rossi-Osmida ha ricostruito con cura scrupolosa la vera storia dell'ammutinamento del Bounty, che per due secoli ha stimolato l'immaginazione di scrittori e cineasti. È una storia crudele e umana, meno romantica di quanto si supponesse, e anche qui osserviamo che Rossi-Osmida, fonda la sua efficace narrazione sui «brandelli di verità» di origine sicura, «tralasciando documenti dubbi o costruiti ad arte». I nostri lettori ricorderanno le note di Sandra Salvatori scritte sugli affascinanti misteri dell'antica civiltà nella Battriana; ebbene, in questo numero, a pag. 108, l'archeologo, autore di importanti scavi in Turchia, Iran, Pakistan, Oman, ci parla del Turkrnenistan, delle sconfinate distese desertiche dell'Asia Centrale, dove è ormai accertata la presenza dell'uomo fin dal Paleolitico superiore, da 290 a 110.000 anni da oggi. Dell'Età del Bronzo c'è la straordinaria descrizione di villaggi grandi e piccoli, e di città estese su una superficie di 25 ettari, le une e gli altri del III mill. a.C.
Viviano Domenici, arcinoto e poliedrico redattore del Corriere della Sera, fortunatamente uno dei più assidui nostri collaboratori, è andato con il Centro Studi Ricerche Ligabue fra quelle tribù superstiti in alcune regioni dell'Africa, fra quei gruppi sparuti di individui che egli chiama «naufraghi del tempo», e scopriamo, a pag. 24, il villaggio degli Hazda, «il popolo dei leoni ».
Franco Rollo, professore associato presso il dipartimento di Biologia Molecolare, Cellulare e Animale dell'Università di Camerino, riesce a spiegarci, a pag. 70, l'importante genesi del mais attraverso lo studio del DNA.
Venezia è fonte inesauribile di argomenti di studio: la Serenissima ha ospitato nei secoli genti di tutte le etnie, e un importante insediamento ebbero qui i mercanti del vicino Oriente: dove e come qui vivevano gli Ottomani, ce lo racconta, a pag. 122, Giorgio Vercellin, professore a Cà Foscari nel corso di Laurea in Lingue e Letterature Orientali, e orientalista di fama. Conoscendo la storia delle tante guerre e degli innumerevoli contrasti che hanno travagliato le relazioni fra Venezia e Costantinopoli, la lettura di queste pagine si rivelerà ricca di sorprese.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Il popolo dei Leoni nell'ultima Africa

Vai all'articolo
L'ammutinamento del Bounty, due secoli dopo (1792-1992)

Vai all'articolo
L'archeologia del DNA racconta la storia del mais

Vai all'articolo
La Rocca di Samaipata

Vai all'articolo
Ottomani a Venezia

Vai all'articolo
Turkmenistan alle porte del Deserto Nero

Vai all'articolo