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Ligabue Magazine n° 74
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Ligabue Magazine

Anno X
Numero 19
Secondo Semestre - 1991

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Editoriale

La notizia sensazionale giunta in Italia da Ulan Bator il 28 luglio scorso, della scoperta delle uova di dinosauro in Mongolia da parte della spedizione del Centro Studi Ricerche Ligabue, ha ridestato una curiosità comune nei lettori di questa rivista. Domandano: come si spiega il fatto che gli scienziati del Centro Studi partono per il Deserto dei Gobi, grande sette volte l'Italia, e come per incanto si fermano nel punto giusto dove ci sono le uova di dinosauro? Come è possibile? La risposta è: vanno a colpo sicuro, se non sempre, quasi sempre, e se volete, aggiungo che spesso sono aiutati da un pizzico di fortuna, senza la quale le rane romagnole avrebbero fornito al più una buona fricassea per il pranzo del professar Luigi Galvani. Le spedizioni del Centro Studi Ricerche Ligabue sono organizzate minuziosamente dopo aver raccolto le informazioni per sapere con sufficiente precisione che cosa cercare e dove. Sono esperti della materia, studiano le carte geologiche, esaminano antichi documenti, fanno fare prospezioni e rilevamenti, prestano orecchio attento non solo alle comunicazioni degli istituti universitari interessati, ma anche alle voci di viaggiatori casuali, di missionari, di scavatori clandestini, che offrono indizi preziosi. Poi, come è facile intuire, occorrono dottrina, entusiasmo, passione, tenacia, tutte qualità che aveva in sommo grado quel prodigioso archeologo che fu Heinrich Schliemann, lo scopritore della Troia omerica.
Schliemann ebbe una vita favolosa, e va lodato Gabriele Rossi-Osmida per il profilo che ne traccia a pag. 116, dando risalto all'esploratore sognatore e romantico, perché senza quel lirismo che lo esaltava fin dall'infanzia, non si sarebbe lanciato nell'impresa per una conquista «ch'era follia sperar». Giovinetto in miseria, esile, malaticcio, provvisto soltanto della sua cultura omerica, Schliemann, dopo varie e drammatiche peripezie, trova un impiego come fattorino in un ufficio di Amsterdam. Diventa contabile, agente commerciale a Memel, acquista grandi ricchezze, intraprende viaggi di istruzione, studia le lingue e l'archeologia, così finalmente può dedicarsi alle esplorazioni dei resti della civiltà micenea, ed entra nella leggenda.
Un'altra figura che oserei definire leggendaria è quella di una etologa canadese di nome Birute Galdikas, che a 25 anni parte per il Borneo, e colà vive nella foresta tropicale dal 1971, con un marito indonesiano e con le sue scimmie, fra le quali c'è Sapinah, una femmina orango, che Birute definisce la sua «migliore amica». Nell'articolo che le dedica a pag. 48 Massimo Cappon, c'è una frase che mi ha colpito, questa: «(Rispetto agli orango-utan, agli scimpanzè, ai gorilla africaru) il patrimonio genetico dell'uomo è identico al 99 per cento: tutta la differenza fra noi e loro, tutta la nostra storia, l'arte, la cultura, sono racchiuse in quell'uno per cento di DNA ». Ce lo avevano detto, spiegato, ma ritrovarselo così stampato, papale papale, fa sempre impressione, e uno pensa: abbiamo ragione di essere orgogliosi di quel che siamo, o dovremmo essere meno presuntuosi, un po' più umili? La modestia non è dote molto diffusa.
Si vedano certe nuove iniziative editoriali che hanno portato alla proliferazione di pubblicazioni dedicate all'archeologia, diventata di moda come l'astrologia e l'interpretazione
dei sogni. Fin che si raccontan bubbole per soddisfare curiosità innocenti, niente di male, ma se si affrontano temi scientifici, sia pure con l'intento apparentemente apprezzabile di divulgare l'interesse per la storia dell'umanità, allora, allora, absit iniuria verbis, quell'un per cento di DNA si rivela zero virgola alcuni decimi. Chiedo venia per la breve scorribanda fuori del seminato, e che naturalmente non vuole comprendere le lodevoli, encomiabili, eccezioni, faccio atto di umiltà ed innalzo su un piedistallo ideale il professar Viktor Sariarnidi, direttore dell'Istituto di Archeologia della Accademia delle Scienze dell'URSS, che ha recentemente firmato, con il Ministro per la Cultura e per la Tutela dei Monumenti della Turkmernia, e con il Centro Studi Ricerche Ligabue, un accordo per una prossima campagna biennale di scavo su di un sito culturale del III millennio a. C. nella regione della Margiana, nel cuore del deserto del Kara-Kum. Fidatevi, e leggete a pag. 24, il suo testo sui «Tesori dei re senza nome». Ne resterete affascinati. È quasi una nuova scienza, quella dell'archeologia sperimentale descritta a pag. 64 da Nicholas Toth, del Dipartimento di Archeologia dell'Indiana University, e da Kathy Schick. È un modo di riprodurre modelli di vita di epoche lontane milioni di anni per capire l'evoluzione dallo scimpanzé all'homo habilis nell'uso degli strumenti essenziali per sopravvivere. Il 17 febbraio 1944, la Truk Lagoon, base della flotta imperiale giapponese a settemila miglia a sud-est delle Hawaii, fu attaccata dalle forze aeree americane. In due giorni, i giapponesi perdettero 400 aerei e 60 navi fra militari e mercantili, navi che da allora giacciono sul fondo di quelle acque nelle quali si è immersa Lenora Carey-Johanson, riportandone un racconto ed immagini emozionanti, che vedrete a pag. 84. Come si conviene a gente dabbene, ho lasciato ultimi gli articoli di fattura domestica.
A pag. 104, Giancarlo Ligabue offre in sintesi rapida e quanto mai efficace, la documentazione sulla deriva dei continenti, oggi sicuramente provata dopo tante polemiche. I ritrovamenti fossili hanno permesso di rendersi conto che l'Antartide, di per sé un vero e proprio continente, si è distaccata circa 200 milioni di anni fa, dal Sudafrica e dal Sudamerica, spostandosi verso il Polo Sud. Il ritrovamento nel ghiacciaio di Beardmore, prima di un Lystrosaurus, e poi delle ossa di una nuova specie di dinosauro lungo 7-8 metri, hanno confermato la teoria dei grandi sconvolgimenti terrestri avvenuti nel Gondwana, la massa terrestre primigenia meridionale, incoraggiando nuove ricerche nonostante le enormi difficoltà da superare per poter operare in quelle regioni. Si ha notizia sicura che fra il 1431 e il 1789, la Laguna di Venezia si era ricoperta almeno sei volte di uno strato di ghiaccio abbastanza spesso per diventare mèta di passeggiate, di trastulli e persino di commerci. Nei tempi più recenti, anche nell'inverno scorso, il fenomeno si è ripetuto in forma ben più limitata, ma abbiamo pensato di rievocarlo con antiche illustrazioni e con un mio articolo a pag. 134. E le uova di dinosauri trovate in Mongolia di cui si diceva all'inizio, che fine hanno fatto? Un po' di pazienza: l'esame dei reperti, il loro studio, non è cosa che si racconta come un qualsiasi fatto di cronaca.
I risultati della spedizione saranno pubblicati nel prossimo numero, con stupende immagini del deserto dei Gobi e della vita dei mongoli.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Archeologia Sperimentale: Viaggio nella preistoria

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