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Ligabue Magazine n° 74
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Ligabue Magazine

Anno VII
Numero 12
Primo Semestre - 1988

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* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

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Editoriale

Il 13 gennaio 1888, trentatrè gentiluomini riuniti nell'elegante Cosmos Club di Washington, fondarono la National Geographic Society, che oggi conta 10 milioni e 700.000 membri sparsi in 168 Paesi. Se celebre e benemerita è quella Società, non meno famosa ed apprezzata è la sua rivista, il mensile «National Geographic », nato cent'anni fa e che nella sua immutabile copertina gialla non è mai venuto meno al suo divisamento di diffondere la conoscenza dei popoli del mondo, delle contrade inesplorate, attraverso testi impeccabili e documenti e illustrazioni originali. A questo nostro «fratello maggiore», al quale già avevamo reso omaggio due anni fa con un articolo di Viviano Domenici, oggi rivolgiamo le felicitazioni del nostro corpo redazionale con l'augurio che nel 2088 possa, anche grazie alla cosmonautica, far suo il motto di Virgilio «Fama super althera notus», noto per fama fino alle stelle. Fatta una riverenza alla National Geographic Society, ne facciamo tre anche più profonde alla Royal Geographical Society di ben più lunga storia onusta. Bisogna risalire al 1660, quando Carlo II, pochi mesi dopo aver riconquistato il trono d'Inghilterra, fondò la Royal Society of London for the Improvement of Natural Knowledge, che da tre secoli occupa un posto di così gran rilievo nell'attività scientifica inglese, e che corrisponde alle accademie delle scienze in altri Paesi.
Il ricordo ci consente di compiere un pecadillo di orgoglio, perché in data 27 novembre 1987, il dottor John Hemming, storico studioso di arte panamericana, autore, fra l'altro, del famoso libro «La Fine degli Incas » (Rizzoli 1973), Direttore e Segretario della Royal Geographical Society, nata nel 1830, ci ha scritto un'amabile lettera di congratulazioni per il «Ligabue Magazine », chiedendoci se possiamo inviarglielo per la loro Biblioteca, e per noi è stato come ricevere un invito a Buckingham Palace. Dopo il successo del programma televisivo di Renzo Arbore con il suo «Cacao meravigliao », occorre un piccolo sforzo per non cedere alla tentazione di fare dello spirito goliardico quando apprendiamo che in una giungla del Guatemala sono stati trovati dei vasi sigillati del quinto secolo d. C., contenenti cioccolata. Proprio così: Richard E. W. Adams, l'archeologo grande esperto dei Maya, dell'Università del Texas di San Antonio, collaboratore del Centro Studi Ricerche Ligabue, da cinque anni scava nel passato dei Maya di Rio Azul, nel nordest del Guatemala, dove la civiltà di quell'antico popolo ha avuto un periodo di splendore fra il 250 a. C. e l'850 d. C. I ritrovamenti hanno compensato fatiche e disagi degli archeologi impegnati a Rio Azul, tenendo presente che il nome di questa città per contrasto è recentissimo, glielo hanno dato nel 1962 lo stesso Adams e i suoi collaboratori perché il geroglifo con il vero nome originale non è stato ancora decifrato, mentre è stata ricostruita con sufficiente aderenza alla realtà la storia delle conquiste e delle guerre delle nobili famiglie della regione. Nei sepolcri con splendidi dipinti, che hanno dato grande fama a Rio Azul, sono stati rinvenuti infatti vasi ben chiusi che contenevano una polvere scura: l'epigrafista David Stuart decifrò l'iscrizione sul coperchio secondo la quale il contenuto doveva essere stato una bevanda di cioccolato. La conferma venne subito dopo dal Laboratorio della Hershey Chocolate Corporation: quella polvere era davvero cacao, e la straordinaria avventura è narrata a pag. 42. Non risulta però che gli archeologi abbiano provato a scioglierlo nel latte per poi assaggiarlo!
Basta un accenno alla terra d'Africa dove sono passati Stanley e Livingstone, quella terra in cui, dice poeticamente Giancarlo Ligabue, «il silenzio diventa un mito», per risvegliare il fascino del mistero. In quel mondo chiuso e possessivo, ostile agli estranei, vivono i Pigmei Bambuti, e per chi ama le informazioni precise dirò che è possibile incontrarli lungo i fiumi Nduye e Itule, nel bacino dello Zaire, nella foresta dell'Ituri. Sono cacciatori, sono litigiosi, sono maschilisti, e chi non può compiere il viaggio per andare a conoscerli, legga l'articolo di Ligabue a pag. 90. Donald C. Johanson, direttore dell'Institute of Human Origins di Berkeley, è entrato nella storia dell'antropologia grazie alla scoperta della sua «Lucy », della quale ci ha parlato nel n. 6 di questa rivista, e oggi ci trasporta laddove è sorta «l'alba della cultura », «una finestra unica sul passato dell'uomo», aperta dallo stesso Johanson sulla gola di Olduvai, nel nord della Tanzania.
Questo Autore ha il dono di descrivere i «momenti magici » delle sue ricerche, videntemente accompagnate anche da una certa dose di fortuna, e a pag. 24 troverete la narrazione del recupero di ben 18.000 frammenti di ossa e denti, e fra essi, 302 frammenti appartenenti all'ominide, dal quale, 200.000 anni dopo, è nato l'Homo erectus.
Lenora Carey, ricercatrice subacquea, navigatrice, che due anni fa, da un'isola dell'Indonesia ci ha trasmesso le emozioni della pesca di un cetaceo, questa volta ci racconta a pag. 58, le curiose avventure dei pescatori dei mari di Sulu (Filippine), che hanno un sistema di pesca unico al mondo chiamato «muro-ami » (rete a sacco) e del quale pubblichiamo anche suggestive fotografie. Sono bravissimi pescatori anche i bambini, i quali dicon quattro e l' han messo nel sacco.
Delle bizzarrie dell'albinismo fra gli animali parla il naturalista Paolo Cesari a pag.106.
Davide Domenici, giovane studente, è un figlio d'arte, l'archeologia l'ha nel sangue, ereditata senza dubbio dal padre Viviano, che i nostri lettori conoscono bene. Da due anni, Davide partecipa a scavi archeologici in Perù dove ha avuto modo di visitare la necropoli di Huaca Rajada, vicino al paesino di Sipan, che si è rivelata ricca dei più preziosi ornamenti d'oro e di turchese, colà sepolti da più di 1500 anni, e li rivediamo a pag. 78.
Il Ligabue Magazine è, non lo dimentichiamo, una rivista veneziana, e veneziano anche se internazionale è il Centro Studi Ricerche Ligabue, così anche questa volta abbiamo voluto ricordare questa nostra origine con un articolo dedicato a quello che dall'epoca delle glorie della Serenissima è il carnevale più famoso del mondo.
A pag. 122 ho cercato di riprenderne qualche spunto.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Bizzarria e bellezza dell'albinismo

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I Pigmei della foresta dell'Ituri

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Muro-Ami

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Olduvai: una finestra sul passato dell'uomo

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Ori e turchesi per il Signore di Sipàn

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Piaceri e rendite di un carnevale

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Scavando nel Passato dei Maya

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