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Ligabue Magazine n° 78
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Ligabue Magazine

Anno VI
Numero 11
Secondo Semestre - 1987

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* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

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Editoriale

Ecco una storia sorprendente, una storia di quelle sulle quali conviene meditare quando delusioni amare o difficoltà quotidiane rischiano di darci un attimo di sconforto. Un giorno di due o tre anni fa, un signore sconosciuto telefona da Rovigo e chiede di parlare con il presidente del Centro Studi Ricerche Ligabue. Una gentile segretaria risponde: «Il dottor Ligabue è in Nuova Guinea. Posso fare qualcosa per lei?». Il signore spiega che vorrebbe un appuntamento con il dottor Ligabue del quale è un estimatore e desidera incontrarlo soltanto per il piacere di conoscerlo, di dirgli quanto egli ammiri l'attività del Centro e con quanto interesse legga il Ligabue Magazine. La segretaria ringrazia e invita il signore a ritelefonare di lì a un mese. Passano alcune settimane, e lo sconosciuto richiama: «Mi permetto di insistere perché prima di morire vorrei proprio avere la gioia di stringere la mano al dottor Ligabue ». La frase impressiona la segretaria che promette: «Mi lasci il suo numero di telefono, e la chiamerò appena possibile». Si sa come vanno queste cose: di rinvio in rinvio, le giornate volano troppo velocemente, non ricordiamo quante, ma il signore di Rovigo non è dimenticato, si può dire che il suo nome ormai appare su tutti i fogli dell'agenda, quella frase gratificante è rimasta nell'orecchio del presidente, e un mattino, finalmente parte la chiamata agognata. Ahimè, troppo tardi: quel signore è morto. A questo punto, si pensa che la vicenda sia conclusa, sebbene lasciando una buona dose di rammarico e un vago senso di colpa. Amen. Amen? No, perché il signore di Rovigo è sì, ormai nel regno dei cieli, ma non è scomparso dalla vita del dottor Ligabue, poiché questi riceve una lettera su carta intestata del dott. Ferruccio Castellani, notaio, che dice: «Mi pregio informarLa che il compianto signor Adalberto Tornielli, deceduto in Rovigo il 18 maggio 1986, con testamento olografo da me pubblicato con verbale in data 11 giugno 1986, ha disposto tra l'altro quanto segue: "...Il rimanente, un fondo rustico con casa, stalle, porticati, vigneto, irrigazione a sifone, deposito attrezzi, situato in Rovigo, andrà al Centro Studi Ligabue a Venezia. Dispongo che il reddito sia destinato alle attività di ricerca e che il fondo non venga venduto prima di 15 (quindici) anni dalla mia morte". Omissis. Rimango in attesa di risposta ed invio distinti saluti. Firmato Ferruccio Castellani». Il valore di quei beni superava il mezzo miliardo, ma per motivi che non possono interessare i nostri lettori, il Centro Studi Ricerche Ligabue ha rinunziato al lascito a favore degli eredi, tuttavia nella storia del Centro rimarrà un'eredità morale ed affettiva di ben più grande valore: il ricordo di Adalberto Tornielli sarà nuovo sprone per i futuri studi, per le future ricerche. E veniamo a questo numero Il del Ligabue Magazine.
A pag. 68, la brava e assidua collaboratrice Cristina Del Mare ci porta ad una festa religiosa detta Kumbh Mela fra i vecchi templi di Hardwar, nella regione indiana dell'Uttar Pradesh presso lo sbocco del Gange nella pianura indostanica. I luoghi vennero santificati dal contatto con l'ambrosia, e in uno di tali luoghi, Hardwar, ogni dodici anni secondo la rivoluzione di Giove, si celebra il rito festoso che richiama fino a otto milioni di fedeli. È vero, con il Ligabue Magazine si va lontano, ma è bello anche scoprire meraviglie inesplorate proprio nei nostri mari, come è accaduto all'archeologo Mensun Bound, dell'Università di Oxford, quando in una cittadina inglese trovò un frammento di un'anfora ripescata dai sub allargo dell'isola del Giglio, nell'arcipelago toscano. Partendo da quel coccio che era appena un labile indizio, passo dopo passo, proseguendo le indagini in varie direzioni, di avventura in avventura, Bound finì con il trovare e recuperare con il suo prezioso carico una nave greca là sepolta da 2500 anni. Viviano Domenici, giornalista, disegnatore, collaboratore del Centro Studi Ligabue, responsabile della pagina scientifica del «Corriere della Sera», ci fa partecipe di questo straordinario evento con l'articolo che appare a pag. 24.
Altro argomento: Come si fa a mangiare in assenza di gravità? E che cosa mangiano gli astronauti? Nel 1962, i loro cibi erano quanto di più deludente si possa immaginare, ma poi anche in quel campo sono stati compiuti molti progressi, tanto che a bordo di una navicella spaziale oggi un buongustaio può trovare maccheroni al formaggio, uova strapazzate al riso, cocktail di scampi, e chi si è prenotato per uno di questi voli legga a pag. 118 l'articolo di Giovanni Caprara.
Giancarlo Ligabue ci ha abituato alle sue scoperte che a raccontarle così sembrano sgorgare dai regni della fantasia, eppure gli Aucas esistono davvero anche se è difficile trovarli nell'immensità delle foreste nell'oriente ecuadoriano: Aucas vuoi dire selvaggi, ribelli, cannibali, ma il loro vero nome è Waorani che invece ha un significato bellissimo, quello di «uomini liberi», liberi, dice Ligabue a pag. 38, come il giaguaro e l'anaconda. Chi in questi giorni va a vedere nel Palazzo Ducale di Venezia l'eccezionale esposizione dell'archeologia sovietica troverà oggi meraviglie stupende di raffinato fascino provenienti dal regno di Urartu, un tempo ricco, potente e di alta cultura, situato sull'altopiano armeno fra la catena del Caucaso e i monti del Ponto, fra la catena del Tauro e le montagne del Kurdistan, ebbene, prima di visitare quella mostra, è bene prepararsi leggendo a pag. 54 il testo dell'archeologo Sandro Salvatori.
Gli animali predatori, talvolta crudeli e spietati come la mantide, possono avere un loro fascino quando sono descritti e illustrati da Paolo Cesari, entomologo, Presidente della Società Veneziana delle Scienze Naturali, e godiamoci questo scritto e queste fotografie a pag. 84.
Credevamo di averla fatta franca con Giancarlo Ligabue, e invece ecco che ce lo ritroviamo a pag. 102 con l'archeologo peruviano Federico Kauffmann Doig, direttore del Museo di Arte di Lima e del Museo Nacional de Antropologia y Arqueologia, perché dovete sapere che le tavolette magiche di Arequipa le hanno trovate davvero a 3200 metri di altezza sulle Ande peruviane, in grotte fino a ieri inesplorate. Probabilmente i segni impressi su quelle tavolette corrispondono ad una scrittura primitiva di un migliaio d'anni fa. Infine, i lettori che amano le polemiche, ne troveranno un saggio a pag. 138 nella lettera che ci ha scritto il National Geographic Magazine e la risposta del nostro collaboratore Massimo Cappon. L'avevamo previsto nel numero scorso, perché la controversia intorno all'isola che per prima è stata raggiunta da Colombo dura da secoli, si accentuerà nel 1992 per le celebrazioni del V centenario della scoperta dell'America, continuerà nel terzo millennio.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Kumbh Mela: il nettare degli dèi

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L'archeologo poliziotto trova il tesoro del Giglio

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Le tavolette magiche di Arequipa

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Mors tua, vita mea

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Re di Urartu Re dell'Universo

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Selvaggi, ma liberi come il giaguaro

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Un cocktail di scampi nella stratosfera

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