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Ligabue Magazine n° 74
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Ligabue Magazine

Anno VI
Numero 10
Primo Semestre - 1987

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* Le versioni digitali dal n. 1 al 57 sono ottenute da una scansione del Magazine. Potrebbero pertanto presentare delle imperfezioni nella visualizzazione dei testi e delle immagini.

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Editoriale

Il Ligabue Magazine è nato con Giulio Cittato che, cinque anni fa, ne creò l'impostazione grafica alla quale dobbiamo, senza alcun dubbio, parte non indifferente del successo della rivista. Da quel primo numero dell'ottobre 1982, fino all'autunno scorso, Giulio ha curato la grafica e l'impaginazione del Ligabue Magazine, egli era il nostro art director di sicuro affidamento, capace di risolvere con eleganza i problemi che via via si presentano ad ogni pagina di qualsiasi pubblicazione. Aveva stabilito regole ferree che voleva fossero rispettate con intransigenza, eppure entro la gabbia di quegli schemi sapeva trovare, sapeva inventare quelle che io chiamavo le sue «variazioni sulla quarta corda», definizione che egli, appassionato musicologo, gradiva molto. Gli è che era un tecnico, un matematicus, legato alla divina proportione di Luca Pacioli, ed era anche ricco di talento artistico, di estro, guidato sempre dal buon gusto. Era un uomo libero. Dal 1965 al 1970, aveva lavorato in America per la Container Corporation, per la Unimark International e per il Center of Advanced Research, aveva insegnato all'Istituto Superiore Internazionale d'Arte di Urbino e alla Scuola Superiore di Disegno Industriale di Venezia, formando allievi rimasti a lui riconoscenti e devoti, ma prediligeva la libera professione, progettando e disegnando manifesti suggestivi, tavole pubblicitarie, libri, marchi e contrassegni. Era, Giulio, un compagno di lavoro ideale, sia per la elasticità della sua bravura, sia per il carattere lineare sempre improntato al buon umore, e con sorprendente forza d'animo ha conservato la sua socratica serenità durante lunghi mesi di sofferenze. Poi ci ha lasciati nella infinita mestizia di un giorno freddo e piovoso di dicembre. The show must go on, dicono gli attori, e anche noi continuiamo sul nostro palcoscenico dove abbiamo invitato Angela Domenici, una persona di famiglia, figlia del nostro tanto apprezzato collaboratore Viviano Domenici. Ha studiato all'Istituto Europeo di Design e, nonostante la giovanissima età, ha già tre anni di esperienza nel settore del disegno creativo, rivelando una personalità in cui si fondono ingegno e precisione, senso del colore e cultura affini agli scopi del Ligabue Magazine. Una cosa è certa, in ogni caso, ed è che Angela continuerà fedelmente l'impostazione grafica ideata da Giulio.
In questo numero del Ligabue Magazine, davvero non meno dovizioso dei precedenti, i lettori troveranno alcuni articoli particolarmente affascinanti illustrati con rare fotografie originali. Cominciamo subito, per onorare la parentela, da Viviano Domenici, che con Giancarlo Ligabue è andato alla ricerca della «Ciudad perdida» della Sierra Nevada di Santa Marta, alta sulla costa colombiana del Mar dei Caraibi (a pag. 24). Domenici ha sorvolato lagune, montagne, foreste, fin quando ha raggiunto nella Città perduta la tribù dei Kogi, i quali gli hanno detto che essi sono i «fratelli maggiori», perché conoscono i segreti tramandati dagli antenati e permettono all'universo di seguire il suo corso ordinato, mentre i bianchi, «fratelli minori», conoscono solo le leggi degli uomini e disonorano quelle della natura.
Un edificante e sorprendente esempio di saggezza e di buon governo lo troveremo (a pag. 48) fra i sovrani di Ebla, un regno favoloso a sud di Aleppo, fiorito circa 2500 anni avanti Cristo, scoperto nel 1975, e descritto da Giovanni Pettinato, ordinario di assiriologia all'Università di Roma. Pettinato ha partecipato come epigrafista a varie missioni archeologiche in Iraq, in Siria e a Tell-Mardikh, dove si trova Ebla; ha pubblicato diversi volumi sulle civiltà sumerica e accadica, è autore di edizioni di testi cuneiformi per i musei di Londra, Baghdad e Istanbul, e di tre recenti libri di successo: «Un impero inciso nell'argilla», presso Mondadori, e «Semiramide» ed «Ebla» entrambi presso Rusconi.
Sappiamo tutti quanto il mondo degli animali sia sorprendente, ebbene, chi ha abbastanza entusiasmo per stupirsi e dilettarsi di alcune bizzarre e geniali abitudini di pesci, salamandre, pangolini, ornitorinchi, iguanidi, legga a pag. 62, il brillante articolo di Paolo Cesari, presidente della Società Veneziana di Scienze Naturali.
Ne scoprirà delle belle.
Le ha trovate Giancarlo Ligabue le pitture rupestri di Jukumari, a 4.000 metri di altitudine, su un altopiano andino della Bolivia, in località Totolima, relativamente vicino alle leggendarie «Tres Tetillas»; ed ecco a pag. 78, nel riparo naturale di un massiccio sul bordo di un precipizio, le pitture policrome.
Sono figurazioni geometriche, sono figure zoomorfe, le prime certamente legate a riti simbolici, e le seconde all'esercizio della caccia, tutte con ricchezza di colori. La datazione?
Si presume che queste pitture risalgano a 5-7.000 anni fa!
Diciamo la verità, a tutti noi piacerebbe conoscere le emozioni di un lungo viaggio in slitta sulle infinite distese di ghiaccio verso il Polo Nord, ma preferiamo che qualcuno ce le faccia rivivere con un bel film, eppure, leggendo a pag. 92 il racconto di Fausto Sassi, viene una gran voglia di accettare un invito a cena in un igloo. Sassi, giornalista, regista, presentatore presso la televisione della Svizzera Italiana, è autore di documentari, ha vinto due volte il festival internazionale del film della montagna.
Era inevitabile: con l'approssimarsi del quinto centenario della scoperta dell'America, si acuisce la rivalità fra le isole dei Caraibi che si contendono il privilegio di avere strappato ai marinai di Colombo il grido «Terra! Terra!». La «Santa Maria», la «Pinta» e la «Nina», il 12 ottobre 1492, raggiunsero l'isola di San Salvador, o l'isoletta di Samana Cay, o addirittura un'altra isoletta più a nord, quella di El Gato? Il quesito forse resterà aperto per sempre, ma pare che San Salvador abbia più probabilità di mantenere la sua posizione di preminenza, almeno, così pare leggendo a pag. 108, la snella disquisizione di Massimo Cappon, giornalista, fotografo, alpinista provetto e inviato di «Epoca» al Primo Convegno Internazionale su Cristoforo Colombo, che si è tenuto a San Salvador.
Infine, ci sono anch'io, che non sono sportivo, non ho mai messo piede su una barca a vela, ma assicuro i lettori che tutte le informazioni che do sui bragozzi, i burchi, le tartane, i trabaccoli della Laguna Veneta sono esatte. Ho scritto questo articolo, a pag. 124, in appoggio alle stupende fotografie di Gianni Lapenna, e l'ho dedicato ai «pittori degli angeli». Se avrete pazienza di leggerlo, scoprirete chi sono.

Leggi tutto l'editoriale... Ettore Della Giovanna
In Questo Numero...
Animali bizzarri sì, ma fantasiosi

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I pittori degli angeli

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La Ciudad perdida della Sierra Nevada

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Ma dov'è l'America di Colombo?

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Metti una sera a cena nell'igloo

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Saggi e sapienti, i sovrani di Ebla

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Una nuova scoperta: le pitture rupestri di Jukumari

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