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Ligabue Magazine n° 74
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Ligabue Magazine

Anno XXXII
Numero 63
Secondo Semestre - 2013

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Editoriale

Si possono scoprire alcune tracce del diluvio grazie ad un diluvio? E` proprio quello che è accaduto qualche tempo fa nel Sud-est dell’Iran quando - dopo una violenta alluvione vennero alla luce, a Jiroft, nella valle del fiume Halil - i resti di una necropoli di 4500 anni. Soprattutto vasi in clorite, una pietra di colore verde scuro, che conservano (oltre a figure animali, umane e di divinità) immagini con straordinarie forme di onde, memoria di un mito, quello del diluvio, che verrà descritto nella Bibbia alcuni secoli dopo. In
quest’area hanno scavato anche archeologi italiani che raccontano in un testo affascinante gli intrecci tra i miti iraniani del III millennio a.C. e i riflessi sui alcuni aspetti della nostra contemporaneità religiosa. E` la processione religiosa più imponente del pianeta, e certamente una delle più affollate della Storia. E` il Kumbh Mela, il più grande raduno di devoti al quale si possa assistere. Viene celebrato in India ogni 12 anni, secondo un preciso e complesso calendario. Quest’anno è avvenuto lo scorso 10 Febbraio. Non è facile descrivere le sensazioni e le visioni che si affollano nella mente e negli occhi di chi ha l’occasione di assistere a questo evento. Colpiscono i colori delle vesti (la tinta zafferano, che simboleggia la rinuncia, è ovunque), e anche gli sforzi della autorità per convogliare e gestire questa colossale marea umana proveniente da ogni parte in un concerto di fischietti, tra spazzini, staccionate di bambù, e assistenze di ogni tipo. Si rimane muti di fronte ai corpi che si immergono nelle freddissime acque dei fiumi sacri nel gelo del mattino. Ne riescono avvolti da un alone di vapore prodotto dai loro corpi caldi quasi fosse la sublimazione della fede che hanno dentro. Sorprende e fa sognare lo sterminato esercito di lumini accesi, lasciati andare alla corrente dei fiumi… Più andranno lontano e più facilmente verrà esaudita la preghiera. Tutto questo fa parte di un gigantesco rito collettivo che assieme ai canti e alle offerte permettono ai fedeli di purificarsi nelle acque sacre in un clima di festa serena e pacifica. Sono immagini e sensazioni di grande potenza che ci descrive molto bene l’articolo di Giacomo Dei Rossi e Alessandro Parodi con foto di grande effetto. Elena Barinova e Alessandro Parodi invece ci propone un altro tipo di viaggio, altrettanto grandioso. Le sue righe ci portano in Kazakhstan, per svelare le scoperte di uno scavo archeologico del Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia. Questa immensa nazione, estesa su 2,7 milioni di km con meno 15 milioni di abitanti, è ricchissima di Storia e di testimonianze del passato. E` per questo che fin dal 1996 il Centro Studi Ligabue, in collaborazione con l’Accademia delle scienze del Kazakhstan e il Centre National de la Recherche Scientifique francese, conducono scavi e ricerche per riscoprire le pagine sconosciute e dimenticate di questo angolo del pianeta. La civiltà degli Sciti-Saka, un popolo indoeuropeo nomade e seminomade già conosciuto da Erodoto e suddiviso in tanti gruppi culturali, ci ha lasciato tante testimonianze, in particolare le famose tombe a tumulo. Il terreno ghiacciato, il permafrost, ha permesso ai ricercatori di rinvenire intatti tanti oggetti delicatissimi compresi tessuti di seta e soprattutto corpi sorprendenti su cui ancora si possono vedere elaborati tatuaggi. Nella recente missione del Centro Studi e Ricerche Ligabue, è riemersa una tomba mai vista prima, che ha colpito tutti i ricercatori. Durante lo scavo infatti, sono riemersi riti di inumazione di tanti secoli fa, mai visti prima. In particolare, la struttura della tomba: ricordava una tipica capanna di queste popolazioni nomadi con tanto di pali disposti in cerchio identici ai pali di sostegno delle Yurte attuali dove vivono tante famiglie Kazake. La sorpresa, come leggerete, è avvenuta al momento dell’apertura della tomba. Si è scoperto un rito sconcertante che ha sconvolto l’integrità stessa del corpo del defunto. Sempre al freddo, ma in tutt’altra atmosfera, ci
porteranno le parole scritte da Piergiorgio Odifreddi che nell’arco di vibranti pagine, ci farà rivivere il mondo incantato dell’Islanda, dove ghiaccio e fuoco riescono a convivere fin dalla preistoria. E` un’isola dove potete mettere al tempo stesso un piede in Europa e uno in America. L’Islanda in effetti si trova nel bel mezzo di una linea che divide due porzioni della crosta terrestre su cui si trovano America e Europa. Geyser, eruzioni vulcaniche, ghiacci e foche sono gli ingredienti di questo viaggio, con tutte le sorprese che l’occhio attento e curioso di Odifreddi è in grado di svelare. Elsa Mimram, invece ci propone un viaggio nella storia e nell’arte, interamente racchiuso in un…cucchiaio. Ma non uno qualsiasi. I cucchiai africani, in avorio sono sempre stati uno status symbol di tante culture, usati solo dalle éLlite di ogni gruppo etnico. Questi oggetti appartenuti all’aristocrazia africana sono poi giunti nelle collezioni… dell’aristocrazia europea. In effetti, sono stati tra i primi oggetti dell’Africa Subsahariana a giungere in Europa agli inizi del Rinascimento, arricchendo in seguito le famose WunderKammer con le loro bizzarre ed affascinanti forme antropomorfe e zoomorfe. Cosa significavano e quale era il loro vero uso? Lo scopriremo in questo articolo davvero insolito. L’ultimo viaggio che vi proponiamo è all’estero… pur rimanendo a Venezia. In effetti, non si pensa mai a quanto la città lagunare sia stata da sempre cosmopolita. Una vera New York dei secoli passati. Come ci spiega Andrea Zannini, infatti, Venezia ha accolto per generazioni comunità con lingue e tradizioni diversissime. Forse è stata l’ultima delle grandi città mediterranee con questa caratteristica, quali Alessandria d’Egitto, Costantinopoli o Ostia in età imperiale. A Venezia, in passato, nelle sue case abitavano, oltre ai veneziani doc, anche dalmati, greci, albanesi, tedeschi, turchi, e poi circassi, georgiani, ungheresi, francesi, inglesi… e ancora fiorentini, bergamaschi, bellunesi e lucchesi… Ogni comunità ha contribuito alla grandezza di Venezia con un suo ruolo, un suo posto nei meccanismi produttivi e commerciali della città. Forse il successo e la forza di Venezia nella Storia, è anche in questo: aver anticipato il mondo attuale fin dai secoli passati.
Buon Viaggio!

Leggi tutto l'editoriale... Alberto Angela
In Questo Numero...
I cucchiai del potere, le opere d'arte Dan della Costa d'Avorio

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