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Ligabue Magazine n° 72
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Ligabue Magazine

Anno XXXIV
Numero 67
Secondo Semestre - 2015

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SFOGLIA ANTEPRIMA
Editoriale

Da quando circa 14 mila anni fa i primi uomini giunsero sul continente americano attraverso lo stretto di Bering, la Natura e la Storia hanno creato uno straordinario laboratorio. In America infatti l’uomo ha avuto un’evoluzione culturale indipendente e senza contatti con il resto del pianeta. La cosa interessante è che sia nel Vecchio Mondo che nel Nuovo Mondo, cioè in America, l’umanità ha cominciato la sua evoluzione culturale dal livello più semplice, quello dei cacciatori-raccoglitori. Per arrivare dove? Non si può non notare che in entrambi i casi dalla vita nomade si è passati all’agricoltura, con la progressiva nascita di villaggi, città, stati, con templi e sacerdoti, imperatori e eserciti, astronomi e poeti… Al momento in cui Colombo sbarca nel nuovo mondo questi due laboratori dell’evoluzione culturale entrano in contatto, come due acquari che si mescolano… Certo ci sono delle differenze. In America si conosce la ruota ma non la si usa. Non c’è un alfabeto come il nostro. Non si conosce l’acciaio né la polvere da sparo. Per quanto evolute siano le civiltà americane tutto è avvenuto più lentamente negli ultimi secoli e la conseguenza è un forte divario con l’Europa. E’ come se l’uomo di fine Medioevo-inizio Rinascimento si trovasse di fronte delle società mesopotamiche o comunque dell’Antichità. Il risultato lo conosciamo: un intero mondo con tutte le sue meraviglie spazzato via in pochissimo tempo. Ma per chi volesse, qui in Italia, assaporare quel mondo perduto, Firenze offre un’opportunità unica e rara. Un viaggio tra meraviglie e reperti mozzafiato che è forse il ricordo più significativo di Giancarlo Ligabue, recentemente scomparso. Instancabile viaggiatore, con una vita avventurosa trascorsa tra spedizioni scientifiche in giro per il mondo, esplorazioni archeologiche, percorsi etnologici e paleoantropologici, ha sempre avuto una grande passione nel raccogliere le testimonianze delle culture di tutto il mondo. E adesso il figlio Inti, per celebrarne la memoria della recente scomparsa ha riunito 230 pezzi della sua collezione d’arte precolombiana nella mostra fiorentina “Il mondo che non c'era”. A questi vanno aggiunti prestiti di collezionisti e musei stranieri che rendono ancora più prestigiosa la mostra: soprattutto i reperti della Collezione Medici che la città di Firenze ha voluto riunire, per la prima volta: un’occasione unica dovuta alla lungimiranza dei Signori di Firenze, che non hanno fuso l’oro americano o rivenduto i pezzi avuti, come hanno fatto tanti altri. E così, camminando nella mostra è possibile percorrere tremila anni di storia e civiltà delle due Americhe Una mostra rara, che ci viene raccontata da Adriano Favaro con grande abilità e precisione, allarga il troppo ristretto orizzonte italiano sulla conoscenza delle culture precolombiane. Da un mondo scomparso ad un mito scomparso, quello delle sirene… Le conosciamo tutti. Si trovano dai versi di Omero, alle mitologie nordiche. Ma chi erano? Ulisse le vide lungo le coste con ali e zampe da uccelli, capaci di un canto sensuale, dolce e quindi assai pericolose. Più tardi nei secoli diventano creature marine. Forse le stesse foche che emergono dall’acqua con le loro teste e da chi non le conosce potrebbero essere scambiate per esseri umani (per inciso ai tempi di Omero erano presenti popolazioni di foche nel mediterraneo proprio sulle rotte di Ulisse)- In effetti Bartolomé de Las Casas riferisce che Cristoforo Colombo: “Vide tre Sirene emergere vistosamente dal mare, ma non erano così carine come le disegnano, perché in qualche modo i loro visi sembravano maschili”. Forse si trattava di quei goffi mammiferi marini, i lamantini: altroché sensuali creature del mare…insomma, una delusione. Come stanno le cose? Emanuele Coco nel suo articolo ripercorre la loro lunga storia, spiegandoci quanto cambino forma seguendo le tante declinazioni di un mito che ancora oggi può dirci molto. Anche di noi stessi. Continuando questo viaggio nel rapporto tra gli animali e gli uomini Elsa Mimram ci descrive un aspetto che ha sempre sorpreso tutti noi. Vedendo come vengano rappresentate le faune nelle sculture africane la domanda che ci si pone è quale sia il loro ruolo simbolico in queste società. Le maschere di Costa d’Avorio Mali, Benin, Congo, Camerun con animali scolpiti, spesso evocano il rapporto con l’animale nel senso di una costruzione rituale: l’animale è al centro di una cosmogonia, un supporto morale che consente la coesione sociale, È molto differente dal rapporto che il mondo occidentale ha con gli animali: basta guardare i lavori di Hirst, Cattelan, Koons e altri contemporanei; ma anche nelle rappresentazioni antiche dove l’animale non è altro che il rapporto di una domesticazione. Nelle sculture africane invece gli animali sono spesso stati scolpiti come supporti dei miti, capaci di legare l’uomo al sacro. Un aspetto che rende ancora più affascinanti queste culture. Come si comunicava prima dell’avvento del web del telefono o dell’elettricità? Torri d’avvistamento con fuochi o meglio ancora specchi permettevano ad un messaggio di viaggiare letteralmente alla velocità della luce. Già in epoca romana Tiberio comunicava “in diretta” con il Senato di Roma stando a Capri nella sua favolosa Villa Jovis. Sul finire del ’700 lo scienziato Claude Chappe progetta un nuovo sistema: il telegrafo ottico. Una postazione è dotata di un segnalatore di legno con delle braccia che cambiano di posizione a seconda del messaggio da inviare. A 10 km di distanza un uomo su una seconda postazione, grazie ad un canocchiale legge il messaggio e lo rinvia a sua volta. Questo sistema sarà presto un successo – come spiega Massimo Marchiori, che racconta la storia
del telegrafo Chappe – copiato da altri paesi europei, Inghilterra compresa. Funzionerà così bene che Napoleone nel 1809 preparerà una linea da Parigi, fino a Venezia passando per Milano. Dall’Europa all’America. La città mississippiana di Cahokia (Illinois) è stata la più grande città del Nordamerica prima dell’arrivo di Colombo. Oggi questo sito è considerato da l’UNESCO Patrimonio dell’Umanità ed è teatro delle ricerche di un progetto archeologico organizzato dall’Università di Bologna, diretto da Davide Domenici. Nel suo articolo, ci racconta una storia poco nota. Cahokia, occupata tra il IX e il XIV secolo d.C. da popoli sedentari che basavano la loro sussistenza sulla coltivazione del mais, fu la capitale della più grande e complessa entità politica del Nordamerica precoloniale. L’eredità di Cahokia e del mondo mississippiano è stata raccolta in epoca storica da gruppi nativi come Cherokee, Creek, Osage,
Omaha ecc., le cui manifestazioni culturali ci sono note grazie a ricerche storiche ed etnografiche. Cahokia sta insomma all’origine di una millenaria tradizione nordamericana quasi ignota al grande pubblico – la cui analisi ci mostra i segni di una inattesa e sorprendente complessità politica e culturale, paragonabile a quella di altre tradizioni mesoamericane o andine e utile anche a sfatare il durevole mito dell’indiano selvaggio. Vent’anni fa moriva a Losanna uno dei più grandi disegnatori italiani e forse del mondo, Hugo Pratt, veneziano anarchico e ribelle. Il suo personaggio più famoso, che tutti conosciamo è Corto Maltese quel marinaio amaro e incapace di sfuggire alle condizioni dettate dal destino. È molto più che un fumetto e forse anche più che un romanzo diventando un saggio: questo è stato il lavoro di un autore che ha avuto ammiratori ovunque. In tanti ancora cercano, tra le pieghe dei luoghi che lui ha tracciato con un segno forte di china o leggero di matita o di vaporosi fumetti, le sue impronte tra le pietre di Venezia, i ristoranti o i bàcari di Malamocco. Giulietta Raccanelli, che lo ha conosciuto e frequentato fin da quando era bimba ne traccia un ritratto fuori dal comune. Ecco un Pratt veneziano intimo che riesce a rivivere anche attraverso disegni conservati da amici e conoscenti. Anche dopo tanti anni riesce a far sognare tante persone…

Buon Viaggio!

Leggi tutto l'editoriale... Alberto Angela
In Questo Numero...
Di cieli, di mari e di Sirene. Dal mito all’io, una storia antica che parla di noi

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Gli indiani di Cahokia. La civiltà del Missisipi nel Nordamerica precoloniale

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Il maestro di Malamocco. In viaggio con Hugo Pratt il padre di Corto Maltese

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La scoperta dell’arte dell’Antica America. Il mondo che non c’era, a Firenze la collezione Ligabue

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Per una identità animale. Le sculture rituali africane e la visione della natura occidentale

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Un’Internet Meccanica dalla storia avventurosa. Il telegrafo ottico, prodotto da Chappe, inventore rivoluzionario

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